Sandi Hilal; Alessandro Petti , Refugee Heritage, 2021

45 Euro

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2 disponibili

I campi profughi sono creati con l’intenzione di essere demoliti. Come rappresentazione paradigmatica del fallimento politico, sono destinati a non avere storia e futuro; sono destinati a essere dimenticati. La storia dei campi profughi viene costantemente cancellata e scartata dagli stati, dalle organizzazioni umanitarie, dalle agenzie internazionali e persino dalle stesse comunità di profughi, che temono che qualsiasi riconoscimento della condizione attuale nel campo possa minare il loro diritto di tornare al luogo di origine. L’unica storia che viene riconosciuta è quella della violenza e dell’umiliazione. Eppure il campo è anche un luogo ricco di storie, narrate attraverso il suo tessuto urbano. Tracciando, documentando, rivelando e rappresentando la storia dei rifugiati al di là della narrazione della sofferenza e dello sfollamento, Refugee Heritage è un tentativo di immaginare e praticare la ‘rifugiatezza’ oltre l’umanitarismo. Un tale processo richiede non solo di ripensare il campo profughi come uno spazio politico: richiede di ridefinire il rifugiato come un soggetto in esilio e di comprendere l’esilio come una pratica politica contemporanea capace di sfidare lo status quo. Il riconoscimento del “patrimonio di una cultura dell’esilio” costituisce una nuova prospettiva dalla quale si possono immaginare e sperimentare strutture sociali, spaziali e politiche, al di là dell’idea di stato-nazione. Questo libro-dossier cerca di disattivare le pretese di oggettività e universalismo contenute nelle convenzioni seguite dall’UNESCO nel determinare lo status di Patrimonio Mondiale; presenta diverse narrazioni che non si inseriscono in tale discorso statalista, riorientando il patrimonio verso forme di vita e memoria collettiva non egemoniche. Riutilizzando, abusando e reindirizzando le linee guida e i criteri del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, Refugee Heritage sfida le definizioni di patrimonio e le loro basi coloniali, chiedendo invece come l’architettura sia mobilitata come agente di trasformazione politica. Refugee Heritage è composto dalle prime quattro parti del dossier di candidatura dell’allegato 5 dell’UNESCO per l’iscrizione del campo profughi di Dheisheh come patrimonio dell’umanità, e da un’appendice contenente interventi architettonici, conversazioni e risposte, prodotte nel corso degli ultimi sei anni con la partecipazione di organizzazioni e individui, politici ed esperti di conservazione, attivisti e rappresentanti governativi e non. La pubblicazione di questo libro è stata resa possibile grazie al generoso sostegno del Royal Institute of Art, Stoccolma; Iaspis, il programma internazionale per artisti visivi dello Swedish Arts Grants Committee; Van Abbemuseum; Art Jameel a Dubai. Il libro è stato presentato in occasione della 17a Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia, 2021.

Sandi Hilal, Alessandro Petti, Refugee Heritage

Art And Theory, 2021

1st edition

Photographic documentaion: Luca Capuano

Texts by: Suad Amiry, Foad Al-Laham, Muhammad Khalil Al-Laham, Khaldun Bishara, Ilana Feldman, Sari Hanafi, Ismae’l Sheikh Hassan, Osama Jafari, Thomas Keenan, Elias Khoury, Jorge Otero-Pailos, Paul B. Preciado, Nasser Ramadan, Rasha Salti, Jad Tabet, Pelin Tan, Eyal Weizman Design by: Matthew Ashton and Mauro Bubbico with assistance from Fabio Bacchini, Giacomo Dal Prà, Alessandro Latela, Luca Longobardi

22 x 30 cm

328 pages

Softcover

Arabic / English

ISBN 9789198606591

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